Ciclo
“Tanti baci da Roma”

mar 25 maggio - 18.00
Conferenza Venezia

Un pomeriggio a Villa Medici

INFO PRENOTA
mar 15 giugno - 19.30
Concerto Venezia

Da Parigi a Roma

INFO PRENOTA
gio 8 luglio - 19.30
Concerto Musica da camera Venezia

Clarinetto da concorso

INFO PRENOTA
mar 13 luglio - 19.30
Concerto Musica da camera Venezia

Trii con pianoforte

INFO PRENOTA
I compositori francesi a Villa Medici nel XIX secolo
Istituito nel 1803, il prix de Rome per la musica consentì all’élite dei compositori francesi di trascorrere più anni di formazione in Italia. Il concorso e il successivo soggiorno a Roma furono oggetto di desiderio e di invidia, suscitando intrighi e controversie.
Il concorso del prix de Rome fu per molto tempo il più ambito lasciapassare dell’istruzione artistica francese, non solo perché contrassegnava l’élite della nazione, ma anche perché assicurava ai vincitori sussidi e ‒ ufficiosamente ‒ una carriera una volta tornati dall’Italia, sia col conferimento di cattedre di insegnamento sia con commissioni da parte dello Stato. Sebbene le storie dei vari concorsi siano state riccamente documentate e abbondantemente commentate in primo luogo dai candidati stessi (Berlioz e Debussy in particolare), i soggiorni romani assumono un alone di leggenda, di cui si sa assai poco. In occasione del suo festival di primavera, il Palazzetto Bru Zane intende svelare una parte dei misteri del pensionato a Villa Medici. Le musiche scritte in Italia (i cosiddetti envois, gli “invii da Roma”) coprono uno spettro assai ampio, che va dall’opera e dalla sinfonia alle mélodies e alla musica da camera. Poiché l’origine italiana della maggior parte degli invii spesso non viene rivelata quando i lavori in questione raggiungono la fama (le Ariettes oubliées di Debussy, Le Soir di Gounod, l’ouverture Rob-Roy di Berlioz, ecc.), pochi argomenti parlano a favore di un soggiorno in cui il dolce far niente sembra prevalere sul lavoro vero e proprio. Peraltro, ciò significa ignorare gli scambi artistici appassionati, le produzioni smisurate e le polemiche senza fine che ne derivarono.
Credete che sia possibile imparare a fare arte?

Jules Laforgue, 1901

Da Parigi a Roma
Raggiungere Villa Medici non era cosa da poco nei primi decenni di un secolo che, per viaggiare, non conosceva altro che le carrozze o le navi. Le opzioni erano due: oltrepassare le Alpi e attraversare l’Italia da nord a sud, oppure imbarcarsi al porto di Marsiglia e approdare a una città costiera non lontana da Roma. Tuttavia, benché il Mediterraneo sia raramente agitato, la traversata via mare era pur sempre impegnativa e faticosa, ma soprattutto privava il viaggiatore di splendidi paesaggi e della possibilità di sostare in città mitiche. Per questa ragione, la maggior parte dei vincitori del prix de Rome sceglieva un itinerario terrestre che toccava Torino, Milano, Venezia, Bologna e Firenze. Raggiungevano Torino attraverso il Moncenisio su un carro trainato da muli, tra burrasche di vento e tempeste di neve. Arrivati al valico che conduceva in Italia, si rivelavano paesaggi nuovi. Il pittore Hippolyte Flandrin scrive di non avere mai visto “nulla di così ricco: la pianura era inondata di luce, ma di una luce così dolce”. Per lo scultore Pierre-Charles Simart, “il viaggio da Lione a Roma vale da solo il grand prix”. Questa prima tappa rimaneva impressa a lungo nella memoria di ciascuno.

L’accademismo alla prova della modernità
Ogni epoca del soggiorno a Roma porta con sé le ribellioni dei rispettivi pensionanti, alcuni dei quali rivendicano una totale libertà artistica. Durante la direzione di Vernet e poi di Ingres (1828-41), mentre il soffio romantico agita gli spiriti, compare la moda “gotica”. Il ritorno alla sobrietà armonica di Palestrina è favorito dall’ascolto delle sue messe nell’esecuzione dei castrati della Cappella Sistina: Albert-Auguste Androt la trova “superba”, mentre Massenet se ne dichiara “impressionato”. In seguito, a Villa Medici irrompe il wagnerismo: tutti studiano con entusiasmo la nuova tendenza, che l’Institut de France cerca invano di stroncare. “E dire che ci sono dei dilettanti che ammirano questa musica”, scriverà Pierné. Sul versante opposto, Charpentier proverà grazie a Wagner “brividi indimenticabili: lacrime, vibrazioni, crollo totale, esaltazione delle anime”. Negli anni Settanta dell’Ottocento, il Ministero delle Belle Arti insorge contro l’immobilismo accademico, accusandolo di “limitare e soffocare il temperamento originale degli studenti”. Un po’ alla volta, sbocciano sul Pincio opere che affondano le proprie radici nella frequentazione dei nuovi “ismi”: simbolismo, naturalismo, espressionismo… La strada sembra infine libera per far sentire la propria voce. Due parole si impongono: contestazione e trasgressione. Tale antagonismo attesta la determinazione di questi giovani, pieni di inventiva e desiderosi di libertà. La tendenza a eludere il regolamento del prix ‒ a proposito della natura degli invii come anche della loro fattura ‒ illustra perfettamente il braccio di ferro tra due generazioni, nel quale tanto i vecchi mentori quanto i giovani dissidenti contribuiscono con i propri argomenti a un vivo dibattito estetico.

Filo conduttore di questo festival, Max d’Ollone sarà presente nella maggior parte dei sette concerti in programma, che alterneranno mélodies, pezzi per pianoforte solo o quartetti d’archi, senza dimenticare le emblematiche cantate composte in occasione del concorso del prix de Rome.
1875
Max d’Ollone nasce a Besançon
1897
ottiene il prix de Rome nel 1897 con la cantata Frédégonde
1905-1910
presidente della Société des Concerts Populaires d'Angers
1915
responsabile dell'azione artistica all'estero presso il Ministère des beaux-arts
1923
nominato direttore del Conservatorio americano di Fontainebleau e professore al Conservatorio di Parigi
1941-1944
direttore dell’Opéra-Comique
1959
Max d’Ollone muore a Parigi
L’usine à spleen o “fabbrica dell’angoscia”
Con questa espressione graffiante, Debussy ricorda che, per alcuni dei pensionanti di Villa Medici, il soggiorno a Roma corrisponde a un vertiginoso naufragio dell’anima nella depressione. Chi potrebbe credere che l’opportunità di dedicarsi alla propria passione per quattro o cinque anni a spese dello Stato possa trasformarsi in un incubo? Eppure, a partire dagli anni Trenta dell’Ottocento piomba sull’Accademia lo spleen romantico. Il temuto, terribile malessere si impossessa di Berlioz nel giro di qualche settimana: “Non posso parlarvi che della noia inesprimibile che mi uccide, mi logora, mi divora, mi soffoca, mi asfissia…”. Un analogo stato d’animo viene evocato anche da pensionanti dal temperamento meno vulcanico, come Gounod, il quale è sopraffatto sin dal primo momento da una profonda malinconia: “È stata una completa delusione”. In seguito, riconoscerà nell’immaturità della maggior parte dei pensionanti la ragione del male di cui tanti di loro soffrono. Egli stesso era “allora troppo giovane, non solamente per età, ma anche e soprattutto quanto al carattere”. Ma è a Debussy che spetta il primato dello scoramento: “Tutta questa Villa mi schiaccia, mi annienta. Soffoco e sono assolutamente incapace di scuotermi da questo brutto torpore, che mi fa vedere ogni cosa in una luce odiosa. […] Tutto ciò perché mi trovo qui, in virtù di un decreto che mi ci ha costretto, e sento gravare su di me l’ombra dell’Accademia”. Non resta che ripartire, quanto prima possibile: “Sì, bisogna fuggire da Roma, fuggire da questa vita troppo uguale, troppo felice, troppo tranquilla, senza alcuna preoccupazione. Bisogna andarsene, muoversi, scuotersi, per intraprendere un lavoro serio”, consiglierà Henri Rabaud a Max d’Ollone.

Il prix de Rome per la composizione musicale
Quest’anno, Bru Zane Mediabase si sintonizza sul prix de Rome, dalla sua istituzione fino al 1914. I libretti delle cantate proposti ai candidati sono stati editati e messi in rete. A ogni candidato e a ogni “invio” da Villa Medici è stata dedicata un’apposita scheda del database, il che ha permesso di indicizzare centinaia di articoli apparsi sulla stampa relativi alle audizioni di cantate o di “invii”, nonché le relazioni compilate dall’Institut a proposito di questi lavori.

Programmazione

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