Figures d’opéra-comique

Volumi tascabili
Arthur Pougin
Patrick Taïeb
Symétrie | Palazzetto Bru Zane, 2012
214 pagine
francese
978-2-914373-87-6

Raramente ci si occupa dei cantanti in forma un po’ istruttiva e mai in maniera tale che lo studio del loro talento risulti proficuo. S’incensano i favoriti del giorno, li si ricopre di lodi iperboliche senza concedere loro l’onore d’una sincera discussione. Per quelli del passato, invece, ci si dilunga in aneddoti più o meno autentici sul loro conto, li si trasforma in veri e propri idoli ai quali manca soltanto d’essere divinizzati; ma non li si discute ulteriormente e neppure ci si prende la briga d’indagare quell’insieme di qualità che costituivano l’essenza del loro talento. La mia attenzione si è soffermata su alcuni dei più simpatici e al tempo stesso più originali tra quei tipi di cantanti che un tempo hanno brillato sulla nostra seconda scena lirica; ho cominciato a studiarli, ad amarli e il mio unico intendimento è di riferire quanto ricerche talvolta laboriose mi hanno insegnato al loro riguardo. E poiché in essi il carattere è interessante quanto il talento, nel rappresentare come meglio saprò l’artista, tenterò di delineare anche la fisionomia vivace e spiccata dell’individuo.

Arthur Pougin (1834-1921) Pougin inizia a soli sette anni lo studio della musica con la madre, musicista dilettante, e già all’età di tredici anni lavora come violinista per numerose orchestre. Assolve poi questa medesima mansione all’Opéra-Comique, seguendo contemporaneamente le lezioni di armonia di Henri Reber e cimentandosi nella composizione. Dal momento che non riesce a imporre i propri lavori, si dedica alla letteratura musicale e debutta nell’aprile 1859 sulla “Revue et Gazette musicale”, dove pubblica studi biografici su vari musicisti francesi del Settecento allora dimenticati o poco noti, come Campra o Mondonville. La carriera di violinista nell’orchestra dell’Opéra-Comique gli consente di conoscere le opere della scuola francese, di studiare l’arte dei grandi maestri, la loro armonia e strumentazione e, poiché già in quegli anni ha in progetto di tracciare la storia degli artisti francesi, intraprende in particolare una serie di studi sui maestri della scena lirica francese, dando alle stampe libri su alcuni di essi, tra cui Rameau, Boieldieu o, ancora, Adolphe Adam. Collaboratore di vari giornali artistici, come “La France musicale”, “Le Ménestrel”, “L’Art musical”, “Le Théâtre”, pubblica numerosi scritti su diversi artisti francesi o stranieri (Halévy, Meyerbeer, Rossini, Bellini ecc.). Successivamente questi scritti verranno per la maggior parte editi sotto forma di volumi od opuscoli. Pougin è inoltre critico musicale per conto di varie riviste letterarie come “Le Camarade”, “Figaro-Programme”, “Paris illustré”. Pierre Larousse, direttore del Grand Dictionnaire universel du XIXe siècle, gli affida l’intera parte musicale di quest’opera immensa. Nel 1871 Pougin rifiuta un’importante sottoprefettura rinunciando così a una carriera nell’amministrazione, alla quale preferisce la propria vita di artista e scrittore indipendente. Su “Le Ménestrel” lo studioso pubblica una serie di testi biografici su Elleviou, Madame Dugazon e la famiglia Gavaudan, testi che confluiranno in seguito nel volume Figures d’opéra-comique.

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