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Parigi all’ora di Beethoven

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Le porte del romanticismo

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Quando Ludwig van Beethoven sconvolge per un secolo l’estetica del continente europeo, che cosa si suona in Francia? Al crepuscolo del classicismo, si delinea un mondo nuovo.
“Il soggetto del Fidelio appartiene alle scene francesi: […] il signor Bouilly […] lo fece rappresentare, nel 1798, sotto il titolo di Léonore ou L’Amour conjugal. […] Italiani e tedeschi se ne impadronirono: Paër diede la sua Leonora a Dresda, e Beethoven il suo Fidelio a Vienna.”

“La Gazette de France”, 12 maggio 1830

Alle soglie di una nuova era
La produzione di Beethoven, compresa tra il 1782 e il 1827, corrisponde esattamente a un periodo di transizione nella storia della musica, in cui l’Europa passa dal classicismo al romanticismo. Il subbuglio politico e militare spiega in parte l’instabilità estetica di quest’epoca di cambiamenti. La Rivoluzione francese infiamma il continente; l’Impero e la sua caduta ridisegnano le frontiere. Le idee dell’Illuminismo ispirano per un certo periodo i governanti e si radicano. Il clero e la nobiltà costituivano, sotto l’Ancien Régime, due pilastri essenziali per il mondo musicale: la loro destabilizzazione costringe gli artisti a organizzarsi diversamente. Il Conservatorio di Parigi, fondato dai repubblicani nel 1795, appare come un’arca di Noè: al riparo dai rivolgimenti del potere, la scuola definisce un nuovo ideale musicale.

Il soffio della Rivoluzione
In campo musicale, la Rivoluzione inizia in Francia sotto l’impulso della regina Maria Antonietta. Chiamando a corte figure come Gluck (che arriva a Parigi nel 1773), Grétry (1774), Piccinni e il maestro di balletto Noverre (1776), la sovrana dà modo ai teatri lirici del paese di rinnovarsi profondamente. I riformatori sono in aumento già negli anni Ottanta del Settecento e la Francia si dota di una École royale de chant sin dal 1784 (diretta da Gossec), per assecondare il movimento riformista. Quando scoppia la rivoluzione politica, il potere assegna altri compiti ai musicisti: accompagnare le feste patriottiche, formare musicisti francesi e diffondere il più ampiamente possibile le nuove idee. I numerosi canti rivoluzionari composti negli anni Novanta del Settecento non sono i soli a soddisfare quest’ultimo obiettivo; l’opéra-comique, in piena fioritura alla svolta del secolo grazie a Dalayrac, Gaveaux, Méhul, Isouard, Berton, Gail e Boieldieu, diffonde in tutta la Francia una drammaturgia ereditata dall’Illuminismo. La sua influenza attraversa persino i confini: il libretto del Fidelio di Beethoven (1814) imita quello di Léonore ou L’Amour conjugal di Gaveaux (1798).

Beethoven francofilo
Beethoven, sedotto ben presto dalle idee repubblicane, segue con speranza i primi passi di Napoleone; tuttavia, il ritorno della tirannia che Bonaparte sancisce facendosi incoronare imperatore spegne l’entusiasmo del musicista. La storia è nota: la dedica della Terza Sinfonia “Eroica”, inizialmente rivolta al generale, viene cancellata. Non sarebbe giusto, però, ridurre a questo solo aneddoto il rapporto di Beethoven con la Francia. Sebbene non abbia mai avuto l’occasione di conoscerla personalmente, il musicista di Bonn fu sempre molto attento alla ricezione e alla pubblicazione delle sue opere al di là del Reno e strinse relazioni amichevoli con personalità francesi come il barone de Trémont, che lo conosce a Vienna nel 1809, o con compositori che fanno carriera a Parigi. In particolare, è questo il caso di Antoine Reicha, amico d’infanzia di Beethoven, che diventa una figura imprescindibile del Conservatorio di Parigi durante la Restaurazione. Inoltre, l’autore della Sesta Sinfonia “Pastorale” nutrirà per tutta la vita un’autentica ammirazione per Luigi Cherubini. Si noti infine che Beethoven dedica la sua famosa Sonata n. 9 per violino e pianoforte al virtuoso francese Rodolphe Kreutzer.

La musica di Beethoven in Francia
A partire dal 1828, la Société des concerts del Conservatorio, diretta da François-Antoine Habeneck, si impegna a eseguire in ognuna delle sue serate le opere sinfoniche di Beethoven. Questa promozione sistematica (e postuma) non deve tuttavia far dimenticare che i suoi primi lavori pubblicati a Parigi risalgono al 1799 e che i francesi hanno potuto ascoltare le sinfonie del maestro tedesco in concerto già dal marzo 1807. La ricezione di queste opere si rivela mutevole quanto l’ortografia del suo nome nella stampa: Beethowen, Bethoowen, Bethowen o Béethowen. Nel marzo 1810, “Les Tablettes de Polymnie” denuncia “le dissonanze più barbare”; un anno dopo, lo stesso giornale rende omaggio a un autore “dotato di un genio gigantesco, di una vena ardente e di un’immaginazione pittoresca”. Sembra tuttavia certo che il suo catalogo non abbia ancora raggiunto il grande pubblico: gli editori ritengono che sia “stimato solo dai professori” e lo si esegue solo durante gli esercizi degli allievi del Conservatorio. Pierre Baillot, che vi insegna il violino, diventerà il principale promotore della musica da camera di Beethoven a partire dal 1814.

Un modello da seguire?
Nei suoi primi anni, il Conservatorio di Parigi si basa sul classicismo viennese per plasmare una nuova generazione di artisti francesi. La musica di Beethoven, “bizzarra e barocca” agli occhi dei commentatori dell’epoca, appare quindi come un “esempio pericoloso” che potrebbe distoglierli dalla retta via. Tuttavia, in campo strumentale la scoperta delle sue opere agisce su alcuni compositori francesi come un detonatore. A seguito delle prime due esecuzioni di sinfonie di Beethoven a Parigi, Étienne-Nicolas Méhul scrive quattro sinfonie in tre anni (1808-1810). Mentre alcuni compositori, come Ferdinand Hérold, resteranno diffidenti nei confronti dell’audacia del maestro, la nuova generazione, formata dagli insegnamenti di Antoine Reicha, comprenderà progressivamente l’importanza del suo lascito musicale. Il primo di essi è senza dubbio George Onslow, la cui affinità con il gigante tedesco gli varrà il soprannome di “Beethoven francese”, ma il più entusiasta di tutti è senza dubbio Hector Berlioz. Il compositore della Sinfonia fantastica ritiene, ad esempio, la Sonata n. 23 “Appassionata” superiore “a tutto ciò che l’arte musicale abbia mai prodotto”.

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